Le perdite d’acqua nelle reti idriche sono uno dei problemi infrastrutturali più rilevanti per Comuni, gestori del servizio idrico e cittadini. Non si tratta solo di una questione tecnica: ogni metro cubo disperso rappresenta acqua prelevata, trattata, pompata e distribuita che non arriva agli utenti finali. Significa spreco di risorsa, costi energetici inutili, minore efficienza del sistema e maggiore pressione su fonti già esposte a siccità e cambiamenti climatici.
In Italia il tema è particolarmente importante. Secondo il report ISTAT sulle statistiche dell’acqua 2020-2024, le perdite idriche totali nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile sono calcolate come differenza tra il volume immesso in rete e il volume erogato per usi autorizzati. Nel report ISTAT 2024 sulla Giornata mondiale dell’acqua viene evidenziato che l’acqua dispersa nelle reti comunali nel 2022 sarebbe sufficiente a soddisfare le esigenze idriche di 43,4 milioni di persone per un intero anno.
Di fronte a reti datate, tubazioni deteriorate e contesti urbani sempre più complessi, le tecnologie No-Dig, o trenchless, offrono strumenti concreti per rinnovare le condotte riducendo scavi, ripristini, traffico, tempi di cantiere e disagi in superficie.
Perché le reti idriche perdono acqua
Le perdite idriche possono avere molte cause. Alcune dipendono dall’età delle infrastrutture, altre dalla qualità dei materiali, dalla pressione di esercizio, dai movimenti del terreno, dalle vibrazioni, dalla corrosione o da giunti ormai deteriorati.
Le reti idriche sono spesso costituite da condotte posate in epoche diverse, con materiali diversi e con livelli di manutenzione non omogenei. In una stessa città possono convivere tubazioni in ghisa, acciaio, cemento amianto, PVC, PEAD e altri materiali, ciascuno con comportamenti differenti nel tempo.
Le perdite possono essere evidenti, quando emergono in superficie o causano abbassamenti di pressione percepibili dagli utenti. Ma possono anche essere occulte, cioè non immediatamente visibili. In questi casi l’acqua si disperde nel terreno per settimane o mesi prima che il problema venga individuato.
ARERA ha aggiornato la regolazione della misura del servizio idrico integrato anche con riferimento alle problematiche di perdita occulta e al possibile contributo di strumenti di misura evoluti, come lo smart metering, per migliorare raccolta dati e telelettura.
Perché il rinnovo delle condotte è una priorità
Riparare una perdita puntuale è necessario, ma non sempre sufficiente. Se una condotta è vecchia, fragile o soggetta a rotture ricorrenti, intervenire solo sulla singola perdita può trasformarsi in una manutenzione continua, costosa e poco efficace.
Il rinnovo delle condotte serve a migliorare affidabilità, continuità del servizio e capacità della rete di gestire pressioni e portate. È una scelta strategica soprattutto nei tratti dove si registrano guasti frequenti, perdite diffuse, materiali ormai obsoleti o interferenze con altri sottoservizi.
La difficoltà è che molte condotte idriche si trovano sotto strade, marciapiedi, centri storici, aree industriali, attraversamenti ferroviari o zone ad alta densità urbana. Sostituirle con scavo tradizionale può comportare costi elevati, lunghi cantieri, deviazioni del traffico e ripristini complessi.
Qui entrano in gioco le tecnologie No-Dig: permettono di programmare il rinnovo della rete riducendo l’impatto dell’intervento sulla superficie.
Cosa significa usare il No-Dig nelle reti idriche
Nel settore idrico, il No-Dig comprende diverse tecniche per installare, sostituire o risanare condotte senza aprire una trincea continua lungo tutto il tracciato.
Il principio è intervenire in modo mirato. Invece di demolire tutta la strada sopra la tubazione, si lavora attraverso punti di accesso localizzati, pozzetti, camere di partenza e arrivo, oppure sfruttando la condotta esistente come guida per il rinnovo.
Le tecnologie trenchless sono riconosciute come soluzioni adatte alla riabilitazione di condotte in pressione, comprese reti idriche potabili e fognature in pressione, attraverso metodi come CIPP, pipe bursting, sliplining, rivestimenti interni e altre tecniche specialistiche.
Questo non significa che lo scavo scompaia del tutto. Servono comunque accessi, collegamenti, valvole, camerette e punti di intercettazione. Tuttavia, l’estensione degli scavi può essere molto inferiore rispetto alla sostituzione tradizionale a cielo aperto.
Le principali tecnologie No-Dig per il rinnovo delle reti idriche
La scelta della tecnica dipende da materiale, diametro, stato della condotta, pressione di esercizio, tracciato, numero di allacci, condizioni del terreno e obiettivo dell’intervento.
Pipe bursting per sostituire la vecchia condotta
Il pipe bursting è una tecnica trenchless utilizzata per sostituire una tubazione esistente lungo lo stesso tracciato. Una testa di frantumazione viene inserita nella vecchia condotta e la rompe verso l’esterno mentre, contemporaneamente, una nuova tubazione viene tirata al suo posto.
È una soluzione utile quando la vecchia condotta è troppo deteriorata per essere risanata internamente oppure quando si vuole sostituirla con una tubazione nuova, spesso in PEAD. Il vantaggio è che si utilizza il corridoio esistente, riducendo lo scavo continuo.
In ambito internazionale, il pipe bursting viene impiegato anche per sostituire condotte idriche deteriorate in aree urbane, con l’obiettivo di ridurre rotture e interruzioni del servizio. Un esempio recente negli Stati Uniti riguarda la sostituzione di circa 30.110 piedi di condotte idriche deteriorate con pipe bursting, scelta motivata dalla riduzione dei disagi rispetto allo scavo tradizionale.
Relining e sliplining per creare una nuova condotta interna
Il relining consiste nell’inserire una nuova tubazione o un nuovo rivestimento all’interno della condotta esistente. Nello sliplining, per esempio, una tubazione di diametro inferiore viene inserita dentro quella vecchia, creando un nuovo sistema interno.
Questa soluzione può essere adatta quando la condotta esistente ha dimensioni sufficienti e un andamento compatibile. Il limite principale è la possibile riduzione della sezione utile, che deve essere valutata rispetto alle esigenze idrauliche della rete.
Il vantaggio è la riduzione degli scavi e la possibilità di rinnovare il tratto senza rimuovere integralmente la vecchia tubazione.
CIPP per il risanamento interno
Il CIPP, acronimo di Cured-In-Place Pipe, prevede l’inserimento di una guaina impregnata di resina all’interno della condotta esistente. La guaina viene poi indurita, creando un nuovo rivestimento interno continuo.
Questa tecnologia è molto nota nel settore fognario, ma viene studiata e applicata anche nel campo delle condotte idriche e delle reti in pressione, con requisiti specifici legati alla potabilità, alla pressione e alla qualità dei materiali. Una revisione scientifica del 2025 ha evidenziato i recenti progressi nelle tecnologie e nei materiali trenchless per la riabilitazione di tubazioni di approvvigionamento idrico, confrontando vantaggi, limiti e applicazioni delle diverse soluzioni.
Perforazione teleguidata per nuove tratte e bypass
La perforazione orizzontale controllata, o TOC/HDD, è utile quando bisogna posare una nuova condotta idrica in un tracciato diverso da quello esistente, realizzare un attraversamento o creare un bypass.
È particolarmente efficace sotto strade, canali, ferrovie, rotatorie, aree pavimentate o zone in cui lo scavo tradizionale sarebbe troppo invasivo. In questi casi si realizza un foro pilota, si allarga il passaggio tramite alesatura e si tira la nuova tubazione, spesso in PEAD, all’interno del foro.
No-Dig e ricerca perdite: due attività complementari
Prima di rinnovare una condotta è importante capire dove e perché la rete perde. La ricerca perdite serve a individuare anomalie, rotture, microfessurazioni o dispersioni non visibili.
Il metodo classico per individuare le perdite idriche è quello acustico, basato sul rilievo delle onde sonore prodotte dall’acqua in uscita da una rottura. IATT descrive le tecniche acustiche come uno dei sistemi tradizionali per la ricerca perdite, distinguendo le onde generate dalla perdita lungo la tubazione e nel terreno circostante.
Oggi la ricerca perdite può essere integrata con distrettualizzazione, monitoraggio delle pressioni, portate notturne, sensori, correlatori, smart metering e sistemi digitali. Queste tecnologie aiutano a individuare i tratti più critici e a pianificare meglio gli interventi.
Il No-Dig interviene nella fase successiva: una volta individuati i tratti da rinnovare, permette di sostituire o risanare le condotte con minore impatto rispetto allo scavo tradizionale.
I vantaggi del No-Dig per le reti idriche
Il rinnovo delle reti idriche con tecnologie No-Dig offre vantaggi tecnici, ambientali, economici e sociali.
Meno scavi e meno disagi
Il vantaggio più immediato è la riduzione degli scavi. Invece di aprire una trincea continua lungo tutta la strada, si lavora da punti localizzati. Questo riduce chiusure, deviazioni, rumore, polveri, barriere e problemi di accesso per residenti e attività.
Nei centri urbani, dove le condotte idriche passano spesso sotto carreggiate trafficate o pavimentazioni complesse, la riduzione degli scavi può fare la differenza tra un cantiere altamente impattante e un intervento più gestibile.
Riduzione dei ripristini stradali
Ogni scavo richiede un ripristino. Tagliare asfalto, marciapiedi o pavimentazioni pregiate significa sostenere costi e tempi aggiuntivi, oltre al rischio di cedimenti o ripristini non perfettamente uniformi.
Le tecnologie No-Dig riducono le superfici da demolire e quindi anche le superfici da ripristinare. Questo è particolarmente importante in centri storici, aree commerciali, zone industriali e strade ad alto traffico.
Interventi più compatibili con la continuità del servizio
Nel settore idrico, la continuità del servizio è essenziale. Ogni interruzione deve essere programmata, comunicata e ridotta al minimo. Le tecniche No-Dig possono aiutare a organizzare i lavori in modo più concentrato, con minori interferenze in superficie e con strategie di bypass temporaneo quando necessario.
Minore impatto ambientale
Meno scavo significa meno materiale di risulta, meno camion per trasporto e smaltimento, meno produzione di polveri, meno rumore e minore consumo di materiali per il ripristino. Inoltre, rinnovare le condotte riducendo le perdite significa preservare acqua già captata e trattata.
In un contesto di scarsità idrica e pressione sulle risorse, il rinnovo delle reti non è solo manutenzione: è una misura di sostenibilità.
Quando il No-Dig è indicato per una rete idrica
Il No-Dig è particolarmente indicato quando la condotta da rinnovare si trova in un contesto dove lo scavo tradizionale avrebbe un impatto elevato.
È il caso di strade trafficate, centri storici, aree con pavimentazioni pregiate, zone industriali, attraversamenti stradali o ferroviari, aree con molti sottoservizi, condotte profonde o tratti in cui i ripristini sarebbero complessi.
È indicato anche quando esistono guasti ricorrenti su un tratto specifico e il gestore vuole sostituire o risanare la condotta in modo programmato, evitando una sequenza di riparazioni emergenziali.
Naturalmente, la scelta deve essere sempre preceduta da una valutazione tecnica. Non tutte le condotte possono essere risanate internamente. Non tutti i tracciati sono adatti al pipe bursting. Non tutti i terreni sono favorevoli alla perforazione teleguidata. La tecnologia va scelta in funzione del problema reale.
Cosa valutare prima di scegliere la tecnologia
Prima di decidere come intervenire, è necessario raccogliere dati affidabili. Una progettazione corretta dovrebbe considerare:
- materiale e diametro della condotta esistente;
- profondità di posa;
- pressione di esercizio;
- numero e posizione degli allacci;
- frequenza delle rotture;
- stato strutturale della tubazione;
- presenza di curve, pozzetti, valvole e pezzi speciali;
- interferenze con altri sottoservizi;
- caratteristiche del terreno;
- necessità di mantenere il servizio durante i lavori;
- vincoli di traffico, accesso e ripristino.
Questi dati servono a stabilire se conviene sostituire, risanare, duplicare o deviare la condotta. Il No-Dig non è una tecnologia unica, ma un insieme di soluzioni da selezionare con criterio.
Il ruolo delle tubazioni in PEAD nel rinnovo idrico
Il PEAD è spesso utilizzato negli interventi No-Dig sulle reti idriche perché combina flessibilità, resistenza alla corrosione, leggerezza e possibilità di realizzare giunzioni saldate continue.
Nella perforazione teleguidata, il PEAD è adatto al tiro all’interno del foro grazie alla sua capacità di sopportare curve e sollecitazioni entro i limiti progettuali. Nel pipe bursting, viene spesso usato come nuova tubazione tirata al posto della vecchia. Nello sliplining, può essere inserito all’interno della condotta esistente.
La qualità delle saldature, la scelta del diametro, il rispetto dei raggi di curvatura e il controllo delle forze di tiro sono però elementi essenziali. Una tubazione valida deve essere installata correttamente per garantire le prestazioni attese.
No-Dig, perdite e gestione patrimoniale della rete
Il rinnovo delle condotte non dovrebbe essere gestito solo come risposta all’emergenza. I gestori più evoluti lavorano con logiche di asset management: raccolgono dati, classificano i tratti più critici, monitorano rotture e pressioni, stimano la vita utile delle condotte e pianificano gli interventi in base al rischio.
In questa strategia, il No-Dig è uno strumento operativo importante. Permette di intervenire sui tratti prioritari riducendo l’impatto sulle città e rendendo più realistici i programmi di rinnovo.
Le perdite idriche, infatti, non si riducono con una sola tecnologia. Servono monitoraggio, distrettualizzazione, manutenzione, controllo pressioni, sostituzione delle condotte obsolete e risanamento dei tratti recuperabili. Il No-Dig contribuisce soprattutto alla fase di rinnovo fisico della rete, rendendola meno invasiva.
Errori da evitare negli interventi No-Dig sulle reti idriche
Il primo errore è scegliere la tecnica senza conoscere davvero lo stato della condotta. Una tubazione molto deformata, collassata o con geometria complessa potrebbe non essere adatta a un risanamento interno.
Il secondo errore è sottovalutare gli allacci. Le reti idriche urbane hanno spesso numerosi collegamenti laterali, valvole e punti speciali che devono essere gestiti con attenzione.
Il terzo errore è non valutare la pressione di esercizio. Le condotte idriche sono reti in pressione e richiedono materiali, giunzioni e verifiche coerenti con il servizio.
Il quarto errore è considerare il No-Dig solo come un modo per “scavare meno”. In realtà è una metodologia che richiede progettazione, controlli, competenze e documentazione finale.
Conclusione: il No-Dig accelera il rinnovo delle reti idriche con meno impatto
Ridurre le perdite d’acqua è una priorità tecnica, economica e ambientale. Le reti idriche italiane hanno bisogno di monitoraggio, manutenzione e rinnovo programmato, soprattutto nei tratti più vecchi o soggetti a rotture frequenti.
Le tecnologie No-Dig aiutano a rendere questo rinnovo più sostenibile e meno invasivo. Pipe bursting, relining, sliplining, CIPP e perforazione teleguidata permettono di sostituire, risanare o posare condotte riducendo scavi, ripristini, traffico e disagi per cittadini e attività.
Il No-Dig non elimina la necessità di progettare bene, né sostituisce la ricerca perdite o la gestione intelligente della rete. Ma offre ai gestori uno strumento concreto per passare dalla riparazione emergenziale al rinnovo programmato delle infrastrutture.
In un periodo in cui l’acqua è una risorsa sempre più preziosa, rinnovare le condotte con tecnologie meno invasive significa proteggere il servizio idrico, ridurre gli sprechi e costruire reti più affidabili per il futuro.


